Oggi, nella nostra rubrica “Storie che Ispirano” accogliamo Eleonora, una Donna meravigliosa che ha mollato la città per seguire il suo sogno: vivere delle sue passioni, in una casa in mezzo alla natura…

Buongiorno Eleonora e benvenuta tra le Donne che Ispirano! Innanzitutto parliamo un po’ di te.
Raccontaci in breve chi sei, quali sono le tue passioni, le tue aspirazioni e soprattutto di cosa ti occupi…

Comincerò con il raccontarvi chi ero. Una ragazza fragile, insicura, arrabbiata, la cui esistenza non ha mai avuto una direzione precisa. Per sapere cosa avrei dovuto fare o come sarei dovuta diventare, mi affidavo sempre al parere di qualcun altro. Così, nonostante fin da piccola avessi sempre mostrato inclinazioni artistiche e nonostante i miei studi universitari, alla prima occasione di ricevere uno stipendio fisso, ho accettato un lavoro d’ufficio. Questo era ciò che mi avevano insegnato: la stabilità economica, la concretezza, stare con i piedi per terra e relegare l’arte e la creatività al ruolo di passioni da coltivare nel tempo libero. Ma dopo qualche anno ho cominciato a stare male: mi sentivo insoddisfatta, vuota, “sterile”. Soffrivo di attacchi di panico e di forti somatizzazioni fisiche, tutt’ora presenti ma più gestibili. Ho cominciato un percorso psicoterapeutico con approccio junghiano e da quel momento le cose sono cambiate. Nello stesso periodo ho “abbandonato il nido”: grazie a quel lavoro da segretaria potevo finalmente permettermi un appartamento tutto mio. È stata una svolta importante che mi ha permesso di cominciare a camminare con le mie gambe, a gestire le problematiche quotidiane e ad esercitare la mia capacità di scelta.

Dopo qualche anno di forte malessere, ho capito che l’arte mi mancava. Galeotto fu il mandala che disegnai per noia mentre aspettavo le consegne in ufficio. Pur affrontando un percorso in cui la filosofia di Jung aveva tanta parte, non sapevo nulla del mandala, della storia di questa pratica, dei suoi significati simbolici e allegorici, ma qualcosa in quel girotondo di linee mi attirava e mi incoraggiava a continuare. In breve, sono diventata una disegnatrice compulsiva e, come se il mandala fosse una chiave di accesso alla mia creatività rinnegata, molte altre porte si sono spalancate all’improvviso. Ho ricominciato a scrivere, questa volta non solo saggi e riflessioni private, ma racconti popolati di personaggi che rappresentavano frammenti di quella che sono. Uno di questi racconti è stato pubblicato nella raccolta “Racconti Lombardi 2017” da Historica Edizioni. Ho cominciato anche a dipingere e a cucinare.

Dopo qualche mese, sulla bacheca di Facebook è comparso il banner del Centro Artiterapie di Lecco: ho deciso di partecipare all’Open Day e successivamente di iscrivermi. Anche in quel caso, poco o nulla sapevo dell’arteterapia e di cosa fosse, ma iscrivendomi al corso ho potuto innanzitutto lavorare su di me, questa volta non con le parole (che troppo spesso invadono inutilmente i nostri pensieri), bensì con le mani, con il colore, i pennelli, l’argilla, le matite. Più mi prendevo cura di me stessa, assistendo a piccoli miracoli quotidiani ed espressivi, più la strada da prendere diventava nitida e più cominciavo a credere che l’arte fosse una medicina universale. È nato allora il desiderio di prendermi cura delle persone attraverso questa modalità. In fondo, se aveva funzionato per me, perché pensare che non avrebbe funzionato con altri?

Oggi ho quasi terminato gli studi, ho rinunciato al tanto blasonato posto fisso e muovo i primi passi come scrittrice e terapista indipendente.

Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinta a voler cambiare vita?

Affrontare il cambiamento non è da tutti e certamente non era da me. Cresciuta in una famiglia difficile, dove l’instabilità regnava sovrana, ho sempre cercato conforto e sicurezza nei “dogmi”, nelle regole e in tutto ciò che comunemente viene definito con il termine “normalità”. Ma in questa normalità, nella condiscendenza, nell’adattamento e nell’accettazione dei compromessi che implica, mancavo io. Non trovavo spazio per l’espressione della mia individualità, delle mie aspirazioni e dei miei bisogni emotivi ed espressivi, al punto da negarli a me stessa.

Ci sono voluti anni prima di ammettere che forse quel tipo di stabilità e di compromesso forse non faceva per me. Resistevo a questa consapevolezza come un ciuco resiste al movimento nonostante non sia più legato al palo. Le nostre gabbie mentali sono dolorose, ma se ci abbiamo vissuto per anni, allora le conosciamo e nonostante sappiamo che fuori potrebbe esserci di meglio, spesso non siamo disposti a rinunciare a quel tipo di conforto. Uscire da lì significa affrontare l’ignoto con le sue incertezze e i suoi inverni.

Tuttavia, se siamo così fortunati da poter udire la voce del nostro Daimon (come lo chiama James Hillman), saremo in grado di cogliere i segnali sulla via, apparenti coincidenze e fugaci apparizioni che ci condurranno verso ciò che ci è destinato, un po’ come i fuochi fatui. Così è stato per me: la voglia di capire chi davvero fossi e cosa volessi, il desiderio intenso e mai sopito di dare voce a quel che sentivo, hanno incontrato persone e messaggi in grado di insegnarmi ad ascoltare i miei istinti e le mie inclinazioni.

La scelta era questa: continuare a soffrire inseguendo una carriera che non mi stimolava, vivendo in luoghi che non sentivo appartenermi e credendo di essere qualcosa che non ero, oppure rischiare e vedere dove mi avrebbe portato “la pancia”. Il secondo sentiero ha avuto la meglio, ma non sarebbe stato così se non avessi avuto intorno a me delle persone da considerare come esempi, persone che hanno saputo guidarmi verso me stessa e sostenermi nel cambiamento. Primi fra tutti la mia psicoterapeuta e il mio compagno.

Come hai superato le difficoltà iniziali? Cosa ti ha aiutato nei momenti difficili a non mollare e a portare a termine questo progetto che ti sta a cuore?

Credo che la fase delle difficoltà iniziali non sia ancora superata del tutto. Momenti difficili, di insicurezza e di preoccupazione sono ancora molto presenti. Ho imparato però a cercare rifugio in luoghi che considero incontaminati, alcuni reali, altri immaginari. Pittura e scrittura sono due di questi: potermi immergere in un’interiorità ricca di immagini, storie e colori mi restituisce la pace quando anche leggere un libro diventa impossibile a causa dell’affollamento di pensieri.
Sembrerà paradossale, ma anche sbrigare i mestieri di casa è una pratica che mi aiuta a rimanere centrata. Considero il luogo in cui vivo come un’estensione del mio corpo e della mia mente, prendermene cura è naturale ed è una fonte di benessere. Pulisco e riordino esattamente come faccio con le mie emozioni, con i progetti, con le priorità e con tutto quello che c’è all’interno.

La natura e la solitudine sono gli altri due rimedi in grado di alleviare qualsiasi stato negativo. Ogni volta che cammino in un bosco, tra i pascoli o vicino al mare, sento i pensieri schiarirsi e il respiro farsi regolare. Il bosco è il tempio spirituale, ha sempre qualcosa da dirmi e un conforto da offrire. Ecco perché da qualche mese mi sono trasferita in montagna.

Hai vissuto qualche esperienza particolare in questo percorso che ti ha cambiata profondamente  che vorresti condividere con le nostre lettrici?

Nel momento in cui ho accettato di camminare su una strada diversa, che rispecchiasse di più la mia persona, molte cose all’esterno hanno cominciato a “muoversi” e ad “arrivare”. O forse cambiare sguardo ha fatto sì che potessi accorgermi di dettagli, persone e realtà che prima non vedevo. Così, tutta la serie di coincidenze quasi magiche che mi hanno guidata fino a qui sono esperienze che considero di grande valore, dai sogni premonitori all’estate delle farfalle, quando in continuazione me le ritrovavo posate sulla pelle, come un invito alla trasformazione.

Un fatto a cui ho prestato grande attenzione è stata la recente e abbondante presenza di donne nella mia vita. I miei punti di riferimento da bambina e da adolescente sono sempre stati gli uomini (mio padre, mio fratello, il mio migliore amico), e non avevo un buon rapporto con il femminile. Da qualche anno a questa parte invece, ho potuto conoscere e circondarmi di donne che oggi considero esempi da seguire: donne indipendenti che hanno saputo trasformare in mestiere la propria passione, donne in ascolto di sé e degli altri, donne che curano e guariscono, donne che accolgono. Ho scoperto il valore del termine sorellanza, ho compreso il potere di un femminile in rinascita, dentro e fuori di me.

Di grande importanza in questo senso, sono stati i tre giorni di ritiro sciamanico fatti nel luglio del 2018 tramite Destinazione Umana, che propone questa esperienza ribattezzandola “Donne che Corrono coi Lupi”. Anche questo viaggio è comparso quasi magicamente sul mio percorso tramite un’amica che un giorno me ne ha parlato per caso: poteva una donna in rinascita ignorare quel titolo?
Così sono partita per l’Abruzzo, dove ho incontrato Cristina e ho lavorato con lei sulla mia guarigione spirituale camminando scalza nei boschi o correndo ad occhi chiusi in riva al mare. Ci vorrebbero pagine e pagine per descrivere la magia e la connessione tra noi, ma forse è giusto che rimanga un segreto da scoprire, diverso per ognuna.

Qual è stato il più grande insegnamento che hai imparato strada facendo?

Il mondo non è una realtà in dotazione alla nascita. Possiamo accettare ciò che ci circonda e cercare di adattarci, oppure possiamo costruire una dimensione che ci appartenga e ci rispecchi. Un po’ come si costruisce e si arreda una casa: tutto ciò che è dentro e nei pressi deve necessariamente dire qualcosa di noi, del nostro gusto, della nostra filosofia. In breve, di ciò che siamo.

E per fare questo dobbiamo esercitare la nostra capacità di scegliere in ogni campo del vivere: scegliamo come vestirci, come pettinarci, ma anche quali libri leggere, di quali alimenti nutrirci, di quali immagini e pensieri nutrire la nostra interiorità. Dobbiamo scegliere tutte queste cose accuratamente, come anche le mete da perseguire, i progetti, i sogni, le persone che ci circondano e i valori che ci guidano.

Se non lo facciamo, saremo sempre vincolati all’educazione della nostra famiglia, della società e della cultura dominante. Saremo vincolati alle mode, ai luoghi comuni, ai cliché a tutto quel che passa il convento. Alcune persone trovano questi aspetti perfettamente aderenti e consoni al proprio sentire e trovano in essi serenità e realizzazione. Altri invece mostrano insofferenza. L’importante è sempre partire dal centro, ovvero chiedersi cosa sentiamo e cosa desideriamo: se la minestra che troviamo ogni sera nel piatto non ci piace ed è indigesta, beh, è il momento di mettersi ai fornelli e cucinare una bella torta!

Secondo te, cosa possono fare le Donne che sentono come te questa chiamata a cambiare vita, ma che esitano a fare il primo passo?

Piccoli passi. Un cambiamento profondo richiede tempo e va affrontato poco alla volta. Pena la paura, lo smarrimento e infine la voglia di tornare alle vecchie rassicurazioni. Possiamo cominciare cambiando qualche piccola abitudine magari nell’alimentazione, nella gestione delle nostre giornate o nelle attività da fare nel weekend. Possiamo cambiare taglio di capelli, il colore delle nostre lenzuola, o dei vestiti che indossiamo.

Se abitiamo in città e siamo avvezze al suo frastuono, una cosa utile da fare è andare in natura, affrontarne il silenzio, ascoltarne i suoni, facendo attenzione agli odori, alle sensazioni. Affinare l’istinto significa anche dare spazio ai quattro sensi più trascurati, ovvero il gusto, l’olfatto, l’udito e il tatto.

Esercitare la creatività è un altro metodo efficace per comprendere quali siano le nostre inclinazioni e desideri. Parlo di pittura, di disegno e di scultura, ma anche di cucina, arredamento, fai da te e tutto ciò che richiede di compiere delle scelte affrontando difficoltà e frustrazioni.

Scrivere è quasi fondamentale: concedersi un breve attimo per imprimere qualche parola sulla carta registrando stati d’animo e sensazioni. Non importa che sia un testo completo, né che sia creativo o grammaticalmente corretto. Basta solo qualche parola, anche associazioni libere: se prestiamo attenzione, tutto ciò che viene da noi (anche le frasi più sconnesse, gli scarabocchi, i gesti casuali), ha qualcosa da dirci.

Trovare qualcuno che ci guidi e ci sostenga nel nostro cammino interiore è di grande importanza: tutti noi siamo fatti di luce e ombra, ma non sempre da soli riusciamo a guardare in faccia i mostri che vivono nella seconda. Talvolta è troppo doloroso e spaventoso. Motivo per cui una mano amica e materna, può aiutarci in questa discesa, che è necessaria se vogliamo considerarci persone complete e consapevoli.

Ultimo, ma non meno importante, è il consiglio di viaggiare da sole. Non importa che sia un viaggio lungo per affrontare grandi distanze, basta anche qualche giorno per incontrare le nostre emozioni, i pensieri e le frustrazioni.

Hai qualche progetto per il futuro?

Essere felice, prima di tutto e a mio modo. Sembrerà banale, eppure non lo è. L’essere umano ha bisogni tanto materiali quanto emotivi e spirituali, perciò a volte non basta semplicemente avere un lavoro, una casa e una famiglia per essere felici. Bisogna che il lavoro, la casa e la famiglia rispecchino l’individuo, lo stimolino, lo appaghino, lo portino a sentirsi in pace con i propri desideri e aspettative.

E allora: quale lavoro? Quale casa? Quale famiglia?

Il mio è un lavoro creativo, anche se l’arte viene sottovalutata e considerata un orpello sociale; la mia è una casa nel bosco, anche se d’inverno le strade sono ghiacciate, è lontana chilometri dal primo supermercato e gli amici difficilmente vengono a trovarmi; la mia è una famiglia in cui stare in relazione passa anche per un dialogo profondo e a volte estenuante, passa attraverso periodi bui in cui non sia ha voglia di stare insieme, ma passa sempre per la verità e l’onestà verso se stessi e verso l’altro. Ed è una famiglia in cui non ci sono bambini, solo gatti.

Un progetto su tutti? Aiutare sempre più persone tramite l’arteterapia e pubblicare il primo romanzo a cui lavoro ormai da quasi un anno.

Se tu avessi la possibilità di viaggiare indietro nel tempo e lasciare un messaggio a te stessa  prima di lanciarti in questa avventura, forte di tutta l’esperienza che hai maturato finora, quale sarebbe?

Due messaggi. Le direi che la magia esiste e di non dubitarne mai. Le direi di seguire i propri istinti e di amare quello che è, perché nonostante tutti i mostri e i fantasmi dell’ombra, è in grado di vedere la bellezza e restituirla a chi desidera ascoltarla.

E se tu potessi lasciare un messaggio in grado di ispirare le altre Donne, in base alla tua esperienza personale, quale sarebbe?

Alle altre donne direi di entrare. Entrare in loro stesse, perché è lì che risiede il potenziale necessario per guarire, per trovare la forza, per creare il proprio mondo, per dare origine al progetto di vita.

Camminate, scavate, cadete, piangete, morite e rinascete. Cercate aiuto, ma non dimenticate mai di coltivare voi stesse. Non dipendete, scegliete solo i compromessi sostenibili, quelli che non vi privano di aspetti ed emozioni vitali. Siate intolleranti se percepite su di voi l’ingiustizia. Allontanatevi da tutto ciò che vi fa soffrire. Ascoltatevi, cercatevi, individuatevi.

Ma soprattutto: scegliete.

 

Photo Credit © Eleonora Mora.

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