Avevo 28 anni quando ebbi quell’incidente. Questa età è molto delicata per tutti, sono quattro cicli di sette anni che si compiono per creare un nuovo Sé più consapevole, una chiamata a essere allineati con sé stessi, la prima grande chiamata che tutti riceviamo.

Mi ero appena laureata in biologia marina. Amo il mare perché è profondo e proprio misterioso come la vita, perché è il grande utero che tutto contiene, accoglie, nutre e continuamente rinnova l’esistenza creando eternità.

Quell’incidente mi cambiò la vita. Mise in discussione tutto ciò che stavo vivendo. Quello scontro con un palo della luce mi costrinsi a letto per 60 giorni. Mi ruppi il bacino in quattro parti e un pezzo di me dovette morire. Non è stato facile ritirarsi su lasciando andare tutta la mia vita, come l’avevo costruita: una lunga relazione di convivenza, una tappa da studente a qualcos’altro ancora non definito, una quotidianità che m’imprigionava, un dolore che veniva da lontano. Non avevo un lavoro, ero rimasta sola con me stessa, la mia mancanza, la poca autostima, nessuna sicurezza.

In quell’insicurezza accadde qualcosa di grandioso: incontrai le tartarughe marine. Non avevo idea che nel nostro Mar Adriatico vivesse una popolazione così grande di tartarughe marine che vengono pescate e messe in pericolo ogni giorno. Questo è ciò che incontrai. Iniziai a scoprire il loro mondo sommerso, ma non avevo idea di che cosa avevano in serbo per me. M’innamorai. È stato come quando qualcosa risveglia quel fuoco dentro di me e mi riconnette al mio centro, al mio cuore, alla vita.

Dopo un anno di viaggi in pescherecci e coste per studiare e proteggere la nostra popolazione, venni chiamata ancora più fortemente fuori dall’Italia. Non potevo non ascoltare la chiamata così forte e così mi lasciai condurre in un luogo magico dove sono rimasta a vivere così tanto tempo…quei famosi sette anni che creano un ciclo di vita all’interno di tanti altri; sette anni fissi nelle bellissime spiagge deserte messicane proteggendo e studiando le popolazioni dell’Oceano Pacifico in cui il Messico accoglie, insieme all’Australia, la maggior quantità di specie di tartarughe marine al Mondo che depongono le uova nelle loro coste.

Ed ecco che conobbi il Paradiso. Non è vero che la Terra è un Inferno, che la vita è solo dolorosa. Su questo Pianeta meraviglioso esiste l’amore universale quello da cui ci siamo sconnessi e che vive sotto il nostro naso, ma nessuno rischia di abbandonare la presa al dolore (che ormai è diventato il confort, la zona conosciuta) per poterselo godere. Le tartarughe mi parlavano. Ho sentito la loro voce chiamare il mio nome e guidarmi dove avrei ricordato la mia essenza e riconosciuto quell’amore che tutti cerchiamo. Mi sono lasciata guidare. Ho fatto cose fuori dall’ordinario, rischiando anche la vita, ma sapevo che in realtà la vita me la stavano riconsegnando con tutta la sua bellezza. Quei sette anni mi hanno cambiato l’esistenza.

Le tartarughe marine sono animali che esistevano al tempo dei dinosauri. Duecento milioni di anni fa hanno smesso di evolvere perché hanno raggiunto la forma evolutiva perfetta per sopravvivere in questo Mondo. Sicuramente non avevano fatto i conti con l’essere umano. Proprio da loro dovevamo essere protette, dobbiamo proteggerle. Questi animali sono sempre stati considerati sacri da tutte le popolazioni del Mondo. Dall’India alla Polinesia, dal Messico al Giappone sono considerati animali totemici che portano con sé la saggezza ancestrale, la conoscenza sottile dell’amore che unisce i Mondi (terreno e acquatico), che trasportano nutrimento, che parlano con le profondità, con le superfici in connessione totale con le stelle, il cosmo intero e che portano il femminile sacro nel Pianeta. Fanno migrazioni di migliaia di chilometri sanno, esattamente, dove si trovano. Portano nei loro carapaci i sacri numeri lunari, ciclici e rappresentano la grande forza della Madre, del femminile che sente, nutre, crea, unisce, accoglie, da vita. Nelle loro case che portano sulle spalle, non gli manca mai nulla, sono indipendenti e generose.

Non sapevo tutte queste cose ma mi lasciai guidare scoprendo piano piano che quella guarigione di cui avevo bisogno era nel ricordo di me nella fusione totale con l’accoglienza della Madre Terra, nell’unione con il tutto sentendo il battito del Pianeta, unendo il Cielo e la Terra. Ogni istante vissuto in quel luogo mi regalava spettacoli che non potrei raccontare a parole perché non basterebbero per descrivere ciò che risvegliavano dentro di me. Ero uno con il tutto e al tutto appartenevo. Mi prendevo cura che tutto questo continuasse a brillare e io insieme a loro.

La grande Madre oggi chiama dentro. Averla incontrata fuori mi ha permesso di sentirmi a casa su questo Pianeta così generoso. Siamo tanto sconnessi dai cicli naturali che non possiamo sperimentare tutto questo nel nostro quotidiano e, quindi, ci sentiamo sempre che ci manca qualcosa: è la connessione con il nostro vero Sé, quell’essenza che va oltre i modelli sociali, familiari, religiose, quella che non deve dimostrare nulla, solamente Essere.

Quante volte ti sei permesso/a di essere senza dover dimostrare nulla? Rilassandoti nella tua casa interiore, nudo fuori e dentro, senza dover nascondere nulla, senza avere giudizi o opinioni. Quante volte ti sei davvero ricordato che non sei tutto ciò che credi assolutamente di essere? Che ci sia dell’altro? La vita insegna, la nostra essenza chiama e crea degli eventi che ci danno l’opportunità di vederci anche oltre le identità, il lavoro, la professione, il ruolo sociale o familiare che sosteniamo perché ci da importanza e sicurezza.

Ricordati che siamo anche essenza. Abbiamo una nostra identità unica che non esprimiamo mai, perché ci siamo adattati alla società. Non rischiamo più per andare oltre ciò che crediamo di essere, scegliamo il confort conosciuto anche se crea dolore invece di seguire la chiamata che la nostra essenza, in diversi modi, ci fa durante la vita. Perché lei chiama…. E ha chiamato tante volte…. L’hai ascoltata?

È tempo di riconoscere la sua voce interiore. Non cercarla più fuori ma dentro, scoprirai quante risorse, bellezze e sorprese esistono dentro di te. Il viaggio è verso dentro. Lascia che accada.

 

 

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