“Da bambina allora e da psicanalista e da donna più matura oggi, sono convinta che se una donna vive la propria vita fino in fondo a suo modo e come meglio può, la sua vita non diventa soltanto un esempio, ma una gioia per gli altri, un dono che le sarà restituito mille volte fra le persone giuste e di cuore…”

(Clarissa Pinkola Estés, La danza delle grandi madri)

Essere donne è riconoscere la propria molteplicità nell’unità. Riconoscerla è il primo passo per amare se stesse senza il quale non esisterebbe amore per chi ci sta intorno.

Non esiste la rinascita senza la morte

Inizio con una storia che ci racconta Clarissa Pinkola Estés, l’autrice di “Donne che corrono con i lupi” e di molti altri libri che ci offrono preziose storie per leggere la nostra vita in modo nuovo.

È un inizio di racconto prezioso, tratto da “La danza delle grandi madri”, un libro che celebra con amore l’ingresso delle donne nell’età matura. L’ho scelto perché è in grado di introdurci, con leggerezza e profondità insieme, nel cuore del nostro tema: la scoperta, nella ciclicità, della profonda connessione dell’essere umano e, in particolare della donna, con la natura.

Ogni albero ha, sottoterra, una visione primaria di se stesso.

Sotto la terra il venerabile albero custodisce “un albero nascosto”, ancorato a radici vitali che attingono incessantemente ad acque invisibili.

Da queste radici, l’anima nascosta dell’albero spinge l’energia verso l’alto, così che la sua vera e più audace e sapiente natura sbocci in superficie.

Così, anche la vita di una donna.

Come un albero, qualunque sia la sua condizione al di sopra del terreno, smagliante o sofferente… sottoterra vive una “donna nascosta” che accudisce la scintilla d’oro, l’energia luminosa, la fonte di spiritualità che mai si spegne.

La “donna nascosta” si prodiga sempre per spingere questo essenziale slancio vitale… verso l’alto attraverso la terra cieca, per nutrire la sua parte superiore e il mondo alla sua portata.

I suoi tempi di espansione e di reinvenzione dipendono da questo ciclo.

Il racconto continua con la storia di un grande albero, ucciso per lasciare spazio ad una costruzione umana. In realtà la morte dell’albero è solo temporanea: scorrendo le pagine, scopriamo e seguiamo la sua rinascita dopo essere tagliato dagli uomini.

Una rinascita vera, al di fuori di ogni speranza umana: dal ceppo dell’albero tagliato spuntarono dodici alberelli giovani e danzanti. La vita vince sulla morte. Il ciclo continua.

È una storia poetica e forte: ci riconnette alla natura e alla sua forza insita. È bella perché richiama alla mente miti forse dimenticati o non sempre conosciuti, in cui scopriamo la saggezza dell’ascoltare la ciclicità.

Come accade nel mito greco di Demetra, in cui è lei, la madre terra, a morire quando la figlia scompare e a riprendere a vivere quando le viene restituita la figlia, Persefone, simbolo dell’inverno della natura. Demetra è l’estate che vince sull’inverno, la vita che vince sulla morte. Ma perché ci sia rinascita è necessaria la morte, così come l’inverno è necessario per preparare l’estate: è il ciclo della natura, morte e rinascita e morte e rinascita ancora.

La ciclicità nel corpo della donna

La donna è ciclica per natura, mutevole per definizione, per tradizione legata alla luna e la sua ciclicità si esplica prima di tutto nel ciclo mestruale che rappresenta “in piccolo” le fasi dell’intera vita femminile.

È interessante che frequentemente venga chiamato “ciclo” solo il periodo del sanguinamento. In realtà esso può essere considerato solo l’inizio (o la fine, a seconda di come lo si voglia intendere) di un percorso circolare a tappe che prevede 3 fasi:

  • prima fase che inizia con le mestruazioni e dura in media 5 giorni;
  • seconda fase pre-ovulatoria, che va in media dal sesto al quattordicesimo giorno del ciclo nella quale nell’utero si ricostituisce la circolazione superficiale dell’endometrio e lo strato di cellule epiteliali che riveste la vagina si ispessisce per creare un ambiente favorevole agli spermatozoi. Nell’ovaio intanto un follicolo va via via maturando, mentre gli altri vanno incontro all’involuzione.
  • terza fase è quella dell’ovulazione in cui nell’utero l’endometrio raggiunge il massimo del suo spessore; nell’ovaio si ha la rottura del follicolo e l’espulsione dell’uovo che in esso vi è contenuto. È questa la fase in cui l’endometrio raggiunge il massimo dell’ispessimento, il follicolo si rompe e viene espulso l’uovo.
  • Quarta fase, se l’ovulo non viene fecondato è quella premestruale, lo strato più superficiale dell’utero, chiamato endometrio, ritorna in necrosi (morte cellulare) e si distacca in lembi, lasciando esposte le vene e le arterie che in esso decorrono e il ciclo ricomincia.

Questo è sinteticamente quanto avviene dal punto di vista medico e scientifico. Ma il ciclo mestruale, spesso connesso con le fasi lunari (approfondiremo questo aspetto nel prossimo articolo) è in realtà ben di più.

La molteplicità nell’unità

Ogni donna è profondamente consapevole, dapprima in modo confuso nell’adolescenza e poi via via in modo sempre più di come in queste quattro fasi “vivano” quattro donne “diverse”, che sembrano quasi avere vita autonoma.

Molto spesso, confrontando la propria esperienza con quella di altre donne, si ritrovano, nella specificità di ciascuna, dei vissuti simili quasi esistesse una sorta di “riferimento” per ogni fase del proprio ciclo.

Come ogni essere vivente, la donna sperimenta nel proprio corpo una sorta di stagionalità: la primavera nella fase pre-ovulatoria, l’estate nella fase ovulatoria, l’autunno nella fase pre-mestruale, l’inverno durante il sanguinamento.

In ognuno di queste “stagioni” il corpo e la psiche della donna si modificano con un diverso sentire a livello di energia, emozioni, salute, sogni, sessualità, persino nell’aspetto fisico o nella percezione della propria espressione esteriore, il cui a volte può esplicarsi nella scelta di un colore o di un altro, o di una forma di un abito piuttosto che un altro.

Non esistono regole fisse per ogni donna, per questo l’invito è quello di costruire il proprio disco lunare (ne parleremo nella prossima puntata!), ma esistono alcuni archetipi che rappresentano le diverse fasi diverse dell’energia femminile o “Grande Dea”: essi sono la Vergine, la Madre, la Vecchia (o la Strega).

Ciascuna di queste fasi, ci ricorda Miranda Gray, in “Luna Rossa”, rappresentano insieme i cicli vitali di tutte le donne dal menarca alla morte, così come le fasi del ciclo dalla fase pre-ovulatoria (la Vergine – l’età della giovinezza), alla fase ovulatoria (la Madre – la fase della fertilità), al sanguinamento (la Strega – la fase della donna anziana).

Tuttavia questo ciclo vitale sarebbe incompleto senza l’introduzione e la descrizione di una fase generalmente descritta separatamente dal trio luminoso: essa è la madre oscura o terribile. È la fase dell’Incantatrice, quella che governa e identifica l’autunno del ciclo o la fase pre-mestruale, che rappresenta colei che dà inizio alla morte o alla crisi necessaria per la ricrescita. È una fase quindi “diversamente feconda”, che corrisponde ai momenti nella nostra cultura considerati più “difficili” e più da “nascondere” per le donne delle nostre latitudini: la fase pre-mestruale e la menopausa.

In realtà, ognuna di queste fasi ha un’enorme forza che chiede di essere accolta e vissuta, e he merita di essere conosciuta e ri-conosciuta con cura e amore.

In che modo, quindi, accogliamo questi archetipi nella nostra ciclicità e nella nostra vita? Li sentiamo, o meglio “le” sentiamo parlare le voci di queste “dee”, mitiche e lontane, che richiamano nel loro essere archetipiche un’entità nascosta e silenziosa?

Nel prossimo articolo, attraverso il disco lunare, impareremo come ascoltare quest’eco lontano e così vicino.

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