Febbraio è il mese in cui l’energia della festività di Imbolc si manifesta. Nel calendario celtico Imbolic rappresentava il passaggio dall’inverno alla primavera. E proprio nei primi giorni di questo mese è il momento di manifestare i propri intenti per vederli realizzare. Imbolc è una delle quattro feste celtiche riguardanti la Triplice Dea e l’attesa della vicina rinascita della natura.

Il cuore dell’Inverno bussa ormai alle porte. Stiamo attraversando il periodo più freddo dell’anno, che tradizionalmente cade negli ultimi tre giorni di Gennaio, quello in cui le temperature esterne raggiungono livelli così bassi che persino gli amanti degli sport invernali iniziano a desiderare l’arrivo della Primavera!

Fuori è gelido, certo, ma già si avvertono quel pizzicorino al naso e quel
tepore nel cuore che lasciano intendere quanto l’inizio della bella stagione sia vicino: il calicanto è un’esplosione di giallo sugli alberi, ma già il bucaneve spunta tra i ciuffi d’erba e sui rami fanno capolino le prime gemme rosseggianti. Le giornate si allungano, aumentano le ore di luce e questo si traduce, nel nostro animo così come nella Terra stessa, in un crescendo di energia e in una spinta verso il ritorno alla Vita.

Madre natura si risveglia

A metà strada tra il Solstizio d’Inverno e l’Equinozio di Primavera, nella notte tra l’1 e il 2 Febbraio, cade l’antica festività celtica di Imbolc, uno degli otto Sabbat dai quali è composta la Ruota dell’anno. Il nome stesso con cui questa festa era conosciuta, pur nelle sue numerose varianti etimologiche, è tutto un programma! Esso faceva riferimento ai concetti di gravidanza, grembo, fertilità e latte perché a Imbolc si celebravano il ritorno della luce e la rinascita della Natura: la terra, dolcemente risvegliatasi dopo il riposo invernale, era pronta per essere arata e riseminata e le pecore, gravide di nuovi agnelli, erano in grado di dare nuovo latte. Proprio quel latte, così
provvidenziale in questo periodo dell’anno, avrebbe garantito la sopravvivenza delle persone -soprattutto delle più deboli- durante gli ultimi brandelli d’inverno.

Fuoco e Acqua: luce e purificazione

Imbolc è una delle quattro feste celtiche del Fuoco. Le fiamme dei grandi falò ardevano al centro dei villaggi e richiamavano il popolo per le celebrazioni rituali e i banchetti. Il fuoco serviva ad accompagnare Madre Terra nel suo risveglio dopo il periodo invernale: la Terra si stava svegliando
dal quieto letargo dei mesi freddi, e gli antichi accoglievano il ritorno della stagione dei frutti così, con un bel fuoco, quasi volessero darle il bentornato avvolgendole una coperta calda attorno alle spalle!

Il Fuoco è intimamente collegato a Imbolc. Esso è calore. E’ luce che illumina la strada. E’ un’energia solare e trasformatrice. Il Fuoco ci accompagna dalla fase di apparente morte invernale alla nuova vita primaverile e il 1 Febbraio è la data che, nell’antichità, sanciva questa Rinascita.

Ma non si può pensare di poter rinascere, cioè di entrare in una nuova fase della nostra vita, se ancora non ci siamo liberati dei vecchi pesi, delle vecchie abitudini, delle energie stagnanti che ci appesantiscono. Ecco perché l’altro elemento che, insieme al Fuoco, caratterizza Imbolc è l’Acqua: uno dei nomi con cui questa celebrazione era conosciuta è infatti Festa della Pioggia.

L’Acqua di Imbolc ci purifica dalla pesantezza dell’inverno, lava via tutto ciò che non ci appartiene più, elimina il vecchio e il superfluo per fare spazio al nuovo. Questo avviene a livello fisico, emozionale ed energetico.

Con l’acqua che ripulisce i nostri centri vitali e il fuoco che ci indica la via, cosa ci trattiene dal risorgere come Lune crescenti, dal rifiorire come Dee appena sbocciate?

Brigit, l’infuocata Dea dai tre volti

Quando si parla di Imbolc, è necessario fare riferimento a una delle Dee del pantheon celtico per eccellenza: Brigit, la Dea della luce. Figlia di Dadga e di sua moglie -la triplice Morrighan-, per Brigit il numero tre aveva sicuramente una certa importanza. Madre di tre figli e membro di una
triade di divinità sorelle, Brigit incarnava in sè il concetto di Triplice dea: era la candida dea vergine, solare e luminosa, che a Imbolc riportava la vita sulla terra.

Era una rossa dea della fertilità, la madre che, dopo aver partorito il dio bambino a Yule, si riprende dalle fatiche del parto e lo nutre col proprio latte, ridiventando fertile. Un po’ come facevano le pecore, garantendo così la vita delle persone.

Brigit era una figura così profondamente radicata nella cultura celtica da essere riuscita a mantenere questo suo ruolo di rilievo anche in epoca tardiva: infatti, dopo la cristianizzazione del mondo celtico, era stata ribattezzata come Santa Brigida, la nutrice e madre adottiva di Gesù.

Ma Brigit era anche una guerriera, assimilata dai romani alla dea Minerva e quindi rappresentante del volto più oscuro della triplice Dea.

Come lo è ancora oggi santa Brigida, la seconda santa più importante d’Irlanda, Brigit era anche la dea del Triplice Fuoco, la protettrice dei poeti, dei guaritori e dei fabbri: la fiamma che alimenta l’anima degli artisti si ritrova anche nella fucina ed è la stessa che apporta guarigione ai corpi,
liberandoli dalle malattie. Ecco quindi come -sotto allo sguardo di Brigit- il Fuoco risulta essere l’elemento in grado di collegare il corpo fisico all’anima!

Come e perché celebrare la festività di Imbolc?

Come abbiamo visto, a Imbolc celebriamo la rinascita di Madre Terra che uscita dal torpore del Letargo è di nuovo fertile e pronta a dare frutti. Così come la Natura, anche noi in questo periodo ci stiracchiamo dopo la lentezza invernale e riprendiamo nuovo vigore ed energia.

Dunque, perché non salutare adeguatamente l’arrivo della Primavera godendo appieno del rilancio energetico che essa porta con sè?

Lasciamoci finalmente alle spalle quello che non ci serve più divenuto ormai solo un peso!

La cosa in assoluto più divertente da fare è trovare o creare un cerchio di persone dalla sensibilità affine con la quale festeggiare insieme la fine dell’Inverno e l’arrivo della Primavera. In alternativa, esistono alcuni rituali che si possono eseguire da soli o in famiglia per accompagnare le nostre intenzioni con la pratica e vederle più facilmente concretizzate.

Rituale

Scrivete su dei foglietti tutto ciò che, nella vostra vita, percepisci come vecchio ed obsoleto, bisognoso di un’infusione di nuova vitalità e disponeteli, uno alla volta, all’interno di un recipiente. Potrebbe andare bene una vecchia pentola o -meglio ancora- un calderone su treppiede a
simboleggiare il grembo sacro di Brigit. A quel punto, affidate questi foglietti,  e le situazioni a essi collegate, all’energia del Fuoco trasformatore. In alternativa al fuoco li potete seppellire. Ritorneranno in ogni caso al ventre della Terra.

Ora è il momento di dedicarvi alla parte creativa del rituale! Costruite con le vostre mani ciò che di buono volete attirare nella vostra vita. Prendete carta e matite colorate, acquarelli o tempere, plastilina o argilla, pennello e tela, un foglio a righe o a quadretti e la vostra penna più scintillante: vi serviranno per disegnare o scrivere nella bellezza i vostri intenti di luce per il futuro!
Indossate le scarpette da ballo o lasciate i piedi nudi, liberi di danzare sulle note di melodie lontane.
Muovete il vostro corpo e aprite la bocca per cantare. Siate come la vergine Dea Brigit che ritorna alla luce e che, inebriata di gioia, punta dritta verso i propri nuovi obiettivi, sicura di potercela fare!

Che il Fuoco di Brigit splenda sempre sopra di Noi!

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