È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.
(Charles Bukowski)

 

La mistica Ruota dell’anno ha completato un altro giro e, per la felicità di grandi e piccini, ci ha restituito il mese più gioioso di tutti: Dicembre.

Il mese più allegro e più paradossale, capace d’incarnare nell’arco dei suoi 31 giorni aspetti tra loro profondamente diversi, opposti e contrastanti.

Un esempio? Pensiamo al Solstizio d’Inverno, l’appuntamento astrologico celebrato in ogni angolo del mondo: il 21 Dicembre. In questo giorno si apre la porta che conduce al periodo più freddo dell’anno, dove il mondo sembra entrare in letargo. Tuttavia è anche il preludio della Rinascita del Sole, momento di grande energia e luce vivifica.

Dicembre e le sue contraddizioni

Ho sempre pensato a Dicembre come al mese dell’anno più contraddittorio. Un illogico re d’Inverno che, rivestito di apparente frivolezza, nasconde in realtà un’anima quietamente saggia.

Dicembre è il mese della gioia spensierata, della cioccolata calda, delle vacanze sulle piste da sci. E’ il mese delle famiglie felici, dei sorrisi smaglianti, delle corse sfrenate all’ultimo regalo, delle lucine appese ai balconi e degli alberi decorati, delle commesse dei negozi col cappellino di Babbo Natale.

E’ il mese del cibo a non finire, della sfida tra pandori e panettoni, dei botti di Capodanno.

E’ il mese dell’esuberanza, degli eccessi, del mangio ora che tanto da gennaio sarò a dieta!

In un modo che riesce ogni volta a stupirmi, Dicembre è l’unico momento dell’anno in cui i telegiornali e le pubblicità vanno d’accordo: per 31 giorni, ventiquattro ore su ventiquattro, i problemi che nelle altre undici mensilità sono soliti assillare il mondo, temporaneamente, sembrano sparire, inneggiando alla generosità, alla pace, alla carità verso il prossimo. A Natale siamo tutti più buoni.

Eppure, se solo provassimo a osservare la natura intorno a noi, lontana dalle città, negli spazi liberi e incontaminati, ci accorgeremmo che Dicembre è qualcosa di ben diverso da quel che superficialmente siamo spinti a vedere. E’ il mese delle giornate più lunghe, del buio, delle foglie cadute che giacciono riverse a terra, lasciando gli alberi nudi a rabbrividire. E’ il mese del riposo, del letargo, delle tisane bollenti che rinfrancano l’anima, della calma visione di una distesa di neve.

E’ necessario ritornare al nostro centro

 Questo suo essere così ambiguo, così scisso nelle due parti che lo compongono, Dicembre rappresenta la metafora dell’essere umano moderno, una creatura smembrata che non trova più punti di contatto tra la sua interiorità e il mondo esterno, tra la spiritualità e la materia, tra ciò che è realmente a ciò che, invece, viene spinto a vedere e a credere.

Siamo così tanto alla ricerca del piacere istantaneo, del calore, della felicità ad ogni costo che abbiamo perso di vista la bellezza della pausa, la necessità del riposo, la magia del semplice gesto di appoggiarsi una coperta di lana sulle spalle e rimanere in silenzio, anche solo a contemplare il vuoto.

Troppo accecati dallo sfavillio delle luci esterne, appese sopra ai nostri nasi come esche per pesci, abbiamo perso la capacità di volgere lo sguardo laddove invece ce n’è più bisogno: in noi stessi, nelle profondità oceaniche del nostro sé interiore, nel cuore pulsante della nostra anima che continuamente ci richiama a lei, alla sua unicità.

La difficoltà di essere noi stessi

 E’ difficile, difficilissimo rimanere orientati, restare lucidi. Viviamo in una società che non ci agevola in questo, ma, anzi, ci spinge alla deriva, ci allontana dal nostro centro, ci ottenebra i sensi rendendoci ciechi, sordi e muti al vivido richiamo della nostra stella interiore. Eppure, di fronte a un mondo che fa di tutto per soffocare la luce che brilla in ognuno di noi percepiamo sempre più forte un’eco, un sussurro lontano che ci invita a opporci a questa bieca omologazione e a far brillare la nostra personalità, bellissima e unica, con un’intensità ancora maggiore.

Dicembre è il mese perfetto per provare a rimettere in discussione tutti quegli schemi che fin da piccoli ci sono stati imposti per allontanarci da quello che è il pensiero comune, da tutto ciò che si fa perché così si è sempre fatto, per imparare finalmente a riallinearci con la nostra vera stella, la nostra luce più fulgida, il nostro modo personale di sentire e vivere le cose.

Vuoto e silenzio: doni da riscoprire

Il Dono che Dicembre ci offre non è rinchiuso in una scatola avvolta in carta colorata. Il suo vero Dono è celato nel freddo, nel bianco, nella sterilità della terra invernale. E’ una landa ghiacciata, un non-luogo, un punto di non ritorno, ma dal quale si può ripartire.

L’ultimo mese dell’anno ci dona la possibilità di fermarci per un istante, di entrare in letargo come gli orsi. Nel tepore della nostra caverna, possiamo finalmente respirare e guardarci dentro: riprendiamoci il nostro tempo, prestiamo attenzione al nostro sacro inverno, alla necessità di riposare e di attingere energia dalle radici oscure e abissali.

Il pianeta Terra si trova nella sua fase di riposo annuale, perché non dovremmo riposarci anche noi?

Ci hanno insegnato ad aver paura del vuoto, a temere il silenzio. Questi non sono ostacoli, sono doni del re Inverno che ci invitano a fermarci a riflettere, per fare il punto della nostra situazione e riprendere il controllo di noi stessi, ritrovando la nostra preziosa unicità che ci contraddistingue. Come il Sole solstiziale si tuffa nella più oscura delle notti per poter poi rinascere più luminoso e splendente che mai, anche noi dobbiamo imparare a fare spazio alla quiete del silenzio, al riposo, al buio, così da riemergerne poi più potenti di prima.

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