Il futuro del mondo

C’è un grande problema che dovremo affrontare, volente o nolente, e riguarda il nostro futuro.

Da un lato ci sono i cambiamenti climatici e la deturpazione dell’ambiente, dall’altro c’è una continua mortificazione della donna. Ma se si guarda da più vicino, si può vedere che nel bel mezzo di queste problematiche che sembrano scollegate tra di loro, c’è un problema comune: stiamo distruggendo ciò che permette all’essere umano di vivere.

Perché la donna, portatrice del principio di Vita, è calpestata?

La donna è all’immagine della Terra: crea, nutre, si prende cura, protegge. Quando parlo di protezione, non parlo solo della sua forma passiva, ma anche attiva: la donna sa combattere quando occorre.

E dalla donna dipende l’umanità: solo le donne possono partorire; allora perché queste portatrici di vita vengono così mutilate, violentate, annientate per questo loro dono? Lo stesso accadde con il nostro pianeta: ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ci permette di vivere, allora perché lo sfruttiamo, lo sventriamo, lo inquiniamo in questo modo?

senza futuro

C’è forse un pianeta B?

Se vogliamo esagerare (ma neanche tanto), si potrebbe dire che l’essere umano si sta suicidando. Non sta uccidendo il pianeta, sta solo facendo in modo di non poterci più vivere, trascinando con sé altri esseri viventi. La Terra riuscirà a sopravviverci, a ritrovare col tempo un suo equilibrio. Chi non ce la farà, siamo noi, noi come specie umana.

Reprimere la vita per rispondere ad una pulsione di morte

Stiamo vivendo in un momento dove la pulsione di morte sta prevalendo sulla pulsione di vita, rappresentata dalla donna e dal nostro pianeta. Questa pulsione di morte risponde ad uno squilibrio strutturale e ci porta verso la nostra fine (ci rimangono solo 20 anni per agire).

Si tratta di una distruzione quasi voluta: prima operata al livello umano tramite i ginocidi e le varie torture inflitte alle donne (che riguardano spesso, guarda a caso, l’apparato genitale femminile); e poi, al livello ambientale attraverso l’inquinamento, la deforestazione,…

(Radere al suolo il polmone del pianeta non è forse uno dei tanti modi per portarci al “nostro” ultimo respiro?*)

Il futuro dell’umanità sarà rispettoso delle donne e del pianeta, o non sarà affatto!

Anche se per l’ISS ci rimangono soltanto 20 anni per agire e molti paesi non sembrano accorgersi della gravità della situazione sui cambiamenti climatici, voglio essere ottimista e credere che possiamo ancora fare qualcosa per le prossime generazioni. Possiamo farlo cominciando già nel quotidiano grazie ad un principio semplice anche se ha poco appeal: la collaborazione.

Già dentro di noi è importante trovare un equilibrio tra energia maschile e femminile, così da poter poi creare una sana collaborazione tra uomini e donne, dove nessuno sentirà più l’esigenza di prevaricare sull’altro.

Gli uomini intelligenti manifestano per i diritti delle donne

uomini che sostengono le donneQui non stiamo parlando di rovesciare l’attuale patriarcato per instaurarne uno nuovo “al contrario”, trainato esclusivamente da donne: dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e imparare a collaborare.

Eva, rialzati! Il mondo ha bisogno di te…

Uomini e donne devono poter riconoscere obiettivamente il valore dell’uno e dell’altro in modo da collaborare. La società attuale, trainata dagli uomini, manca della conoscenza delle donne: ecco perché non c’è equilibrio. Se mancano le donne nelle decisioni che riguardano il pianeta, non potrà esserci una reale ecologia, non potrà esserci un futuro per noi.

Ma per poter accedere al potere, la donna deve poter spogliarsi dei pregiudizi che ha integrato nella sua psiche attraverso i secoli (millenni?), e rivestirsi della sua sovranità. Una donna che integra la sua energia maschile assieme a quella femminile, e rifiuta di aderire ad un immagine di sé costruita ad hoc per farla sentire inferiore e vulnerabile, sarà in grado di agire e di lottare, di recuperare quel potere che le è stato tolto e di riportare equilibrio nel mondo.

suffragettes nel 1921Sono passati meno di 80 anni da quando ci è stato concesso (!) il diritto di votare in Italia, e in alcuni paesi sono passati a malapena 3 anni; ma il voto non basta. 20 anni, è tutto ciò che ci rimane per pensare al futuro. È ora di tornare a combattere e concludere l’opera delle nostre nonne: c’è un altro diritto che dobbiamo conquistare, per poter contrastare quelle disposizioni socio-politiche che ci hanno portato verso il baratro. Il diritto a decidere per il futuro dell’umanità, alla pari degli uomini.

È tempo di agire, su ogni fronte e non solo politico, perché il cambiamento avviene dal basso, parte da noi. Ecco perché sabato 8 dicembre, noi c’eravamo alla marcia per il clima, e ci saremo ancora a marzo! Noi c’eravamo anche nella foresta del Cansiglio, tutte riunite sotto il grande Faggio, l’Albero Madre, per connetterci con le zone colpite dal maltempo. Per far sentire il nostro sostegno a quella natura martoriata.

Noi ci siamo e non molliamo!

#womensavetheworld

 

* In Kenya, nel 1977, la professoressa Wangari Maathai, attivista politica, creò il “Green Belt Movement”, un movimento non-governativo, che ad oggi ha piantato 51 millioni di alberi, contrastando l’erosione del suolo, la desertificazione, la disoccupazione femminile (con tutti i problemi legati ai loro diritti), la fame e la povertà. Anzi, il movimento è pure riuscito a creare delle entrate economiche grazie all’eco-turismo.
Fatti, non parole.

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