Chi si ferma è perduto! È il motto di Giuliana Galtarossa, padovana doc, classe ‘32, mamma, nonna ma soprattutto sarta per passione. Dall’età di 15 anni ad oggi, 85 anni portati benissimo, non si è certo seduta ad aspettare il passare del tempo per poi ritrovarsi un cassetto pieno di rimpianti. Tutt’altro! Lei ha seguito la sua passione, ha vissuto la vita con ottimismo e impegno. Oggi è una donna realizzata.

Ha scoperto, da giovanissima, il suo talento per la sartoria ed ha seguito la sua strada nella moda: l’abilità per il taglio e cucito, tanto da venir soprannominata “mani d’oro”, e l’amore per l’eleganza hanno riempito la vita di Giuliana. Lavorava fino a notte fonda ma questo non le pesava. Per lei il suo lavoro era la sua passione, la sua distrazione, il suo rifugio nei momenti difficili. Quando prendeva ago e filo tutto scompariva tranne la sua creatività che si accendeva davanti ad una stoffa.

Notte o giorno, per lei, non facevano differenza. Quando aveva in mente un’idea prendeva, immediatamente, gli strumenti del mestiere e creava l’abito su misura.

Ho contattato Giuliana telefonicamente, con voce vispa e rassicurante ed una parlantina sciolta e veloce, fermarla era impossibile durante i ricordi della sua gioventù, mi racconta “Gli anni ‘50 erano la moda delle teste di burattino di gesso, io facevo i vestiti ai burattini. 20 centesimi alla serata. Ero sempre con l’ago in mano. Preferivo cucire anziché giocare. A scuola, poi, c’era l’ora di lavoro e la maestra mi diceva che avevo il movimento delle mani eleganti. Avevo delle belle mani! Ancora oggi continuo a usare ago e filo nonostante un problema agli occhi”.

Come un abito prezioso così nella memoria di Giuliana ogni ricordo è una perla che arricchisce chi l’ascolta. Andiamo alla fine degli anni ’40 quando finita la terza media Giuliana ha dovuto aiutare la mamma con la nuova arrivata in famiglia. “Quando é nata la mia sorellina ho dovuto occuparmi di lei. Poi a 15 anni mia mamma avendo bisogno di una aiuto economico ho deciso di andare a lavorare per Ester Giaggia, la migliore sartoria di Padova dell’epoca, oggi chiusa. Era il 25 aprile 1947. Da quel giorno, non ho più smesso di lavorare”.

Tailleur di pizzo YSL Foderato in organza di seta . Creazioni 2012 di Giuliana Galtarossa

Per 9 anni tutti i giorni anche durante le feste andava da Ester Giaggia per imparare a cucire. La tecnica era quella della “scuola di cucito a mano libera” diversa da quella dell’uso delle squadre. Si prendevano le misure principali sul corpo e i vestiti venivano “appuntati” direttamente addosso. Gli abiti venivano fatti a mano. “Il nostro metodo era quello usato a Parigi nelle alte sartorie. Non era un semplice taglia e cuci. Noi lo modellavamo sulla persona, prendevamo le misure, li facevamo provare, poi si raddoppiava e si riprovava. Erano abiti su misura. Quindi molto costosi”.

Quest’anno compie 70 anni di lavoro come sarta. Un amore per ago e filo tanto da renderla instancabile. “Lavoravo 10 ore al giorno, tutti i giorni perché desiderosa di imparare. Sono mancina ed una creativa e fermare il flusso delle idee era impossibile. Quando arrivava l’idea dovevo realizzarla. Non so disegnare così andavo con la tela sul manichino e creavo il vestivo”. Potevano essere le 2 di pomeriggio come le 2 di notte. Appena nella sua mente appariva l’immagine di un abito lei si svegliava e creava. Una passione che nonostante i sacrifici la rendeva viva e realizzata.

Nel ’56, a 24 anni decide di lasciare il laboratorio e ne apre uno tutto suo di taglio e cucito seguendo la moda parigina e spagnola. Nonostante se ne fosse andata dalla sartoria ogni mercoledì sera portava la torta di pera perché dice “mi avevano trattato bene. Ed è giusto ringraziare, così portavo la torta.”

Grazie al passaparola sulla sua bravura, nel suo laboratorio aveva diverse clienti ma nessuna collaboratrice. Era molto gelosa dei suoi abiti e della stoffa. Non si fidava di nessun altro se non di se stessa per confezionare gli abiti. “Non sapevo se potevano avere le mani pulite o no, prendere le giuste misure, così ho preferito lavorare da sola. In questo modo non ho fatto i soldi ma mi sono realizzata. Ho fatto il lavoro che desideravo, mi sono spogliata, ho creato la mia famiglia. Non ho nessun rimpianto”.

Un fiume di parole finché mi dice: “Le donne non sanno più accavallare le gambe”. Una frase che mi ha colpita molto. Ho chiesto a Giuliana cosa intendesse. “Non siete più brave ad accavallare le gambe perché portate i pantaloni dimenticandovi della vostra femminilità. Oggi le donne devono imparare a vestirsi. La mattina dovreste indossare una gonna ed una camicetta, la sera degli abitini. Per ogni situazione c’è l’abito adatto. Non sempre è lo stesso. Vorrei che le donne capissero che devono essere femminili. Oggi essere alla moda diventa una cosa eccentrica. Non c’è più la creatività di una volta. Le donne indossano le gonne troppo strette. Si vedono le pagnotte e questa non è eleganza, tutt’altro. L’eleganza è diversa. L’eleganza è nel portamento, nel saper indossare un abito, nel saperlo portare per valorizzare la propria femminilità non nasconderla.”

Giuliana Galtarossa, un esempio di vita ma anche di stile racconterà le regole di bon ton, di femminilità e signorilità il 6 aprile alle 21 nell’atelier di Jen Costa in via Marsand a Padova. Se siete da quelle parti vi consiglio di fare un salto per scoprire la moda degli anni ’40 ed i preziosi consigli di una donna d’altri tempi.

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