Gli elementi di scarto, che oggi chiamiamo di riciclo, hanno sempre fatto parte dell’arte. Ai tempi dei Dadaisti erano utilizzati a fini provocatori, oggi il cosiddetto upcycling svolge una funzione più “nobile”, votata a una rinnovata sensibilità nei confronti dell’ambiente.

La società consumistica ha contribuito a riempire il mondo di cianfrusaglie destinate a vita breve popolando scantinati e soffitte di oggetti inutili, vecchi, brutti nell’ottica dell’ingordigia che brama continuamente novità e che del “vecchio” non sa che farsene. E’ il grande problema della società incentrata sulla produzione ma oppressa dai prodotti in esubero e dal loro smaltimento.

Negli ultimi tempi questo modello è andato progressivamente disgregandosi a suon di acciacchi, aumentati di anno in anno sfociando in quella che chiamiamo “crisi”. Una crisi prima di tutto di valori ma non è detto sia foriera di negatività. Dipende dai punti di vista.

 

Il riciclo creativo conferisce dignità al passato

Il riciclo creativo, nell’arte come nell’artigianato, dimostra che il “vecchio” non è necessariamente da buttare. Sta a noi, attraverso la creatività, la fantasia, la manualità, conferirgli nuova dignità. In tal senso si parla di una società che, spinta dalle difficoltà, è disposta a rimettersi in gioco e a recuperare il passato anziché allontanarlo in nome del futuro. Ogni età ha i propri punti di forza e di debolezza. Ogni età ha qualcosa da insegnare. Il nuovo ha la medesima dignità del vecchio, il giovane dell’anziano, il passato del futuro, il nero del bianco. L’arte, che non vuole essere saggia ma specchio dei tempi, abbracciando il riciclo creativo denota il diffondersi di questa nuova prospettiva esistenziale che riguarda tutti noi.

Ed ecco fiorire progetti ambiziosi ed eco-sostenibili in ambito artistico e artigianale. Sebbene, oggi, sia difficile tracciare una netta separazione tra questi due mondi comunicanti. I mercatini, ne è un esempio il recente evento organizzato da Sophia a Padova, si popolano di collane realizzate con rete da pesca, capi usati che abbinati con buongusto si trasformano in outfit alla moda, borsette dai tessuti imprevedibili e tante altre invenzioni all’insegna del recupero.

Moltissimi gli artisti che a loro volta sperimentano la tecnica del riciclo dando vita a opere magiche, non solo per il valore estetico ma per le tracce di vita che celano in sé. E’ il caso di Ivano Vitali, che recuperando giornali e riviste crea gomitoli di parole, utilizzandoli poi come materia prima per lavori a maglia. Dal 1996 l’artista, da sempre attento al tema dell’ecologia, decide di dedicarsi esclusivamente alla carta dei giornali continuando a sfornare opere incredibili e performance.

E che dire dell’ecosistema di carta frutto della creatività surreale di Andrea Mastrovito, un gigantesco collage di immagini ritagliate da riviste ed enciclopedie, successivamente assemblate con tecniche diverse per dare vita a una rivisitazione personale de L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells. O ancora le sculture in plastica riciclata dell’artista ceca Veronika Richterová, che rientrano nell’ambito della Pet-Art, nome derivante dal polietilene tereftalato, poliestere termoplastico molto utilizzato nella produzione di contenitori di bevande e alimenti. Insetti, funghi, piante, animali, le bottiglie rivisitate in chiave creativa dalla Richterovà si tramutano in opere d’arte dalle forme più svariate, rigorosamente eco-green. Il lavoro è molto minuzioso. L’artista assembla le bottiglie solo dopo averle riscaldate e modellate pazientemente. Con altrettanta inventiva la nostra Violetta Federico di Sophia, che cela un animo squisitamente naif, ha riciclato due bottiglie di plastica trasformandole in un grazioso fiore “invasato” con tanto di prezioso e ironico messaggio nella bottiglia che, soltanto il più visionario potrà leggere, se lo coglierà.

E tu, che esempi di riciclo creativo conosci?

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