Spontanea, passionale, diretta e assolutamente ambiziosa. Questa è Sara Gaiani fondatrice de La Chiave di Gaia, una start up che grazie alle sue sensual trainer aiuta a scoprirsi, conoscersi e a vivere la sessualità con consapevolezza attraverso sexy toys, lingerie, stimolanti e lubrificanti ma anche con incontri, eventi e corsi.

 

Il sesso: un tema delicato, pieno di sfumature, tabù e disagi. Un argomento che fa arrossire, sorridere e trasgredire ma per Sara Gaiani, 40 anni, mamma di una bimba di 3 anni, moglie da 11 e neo imprenditrice è un tema affascinante dalle mille sfaccettature tanto che è diventato il tema centrale del suo lavoro.

Il tabù è solo nella nostra testa. L’imbarazzo scompare parlandone con naturalezza e le persone si aprono. Non vedono l’ora di raccontarti. Ho sempre messo la faccia perché se tu per prima ti vergogni di questo lavoro è inutile che parli alle persone. Noi non soddisfiamo bisogni primari ma a tante donne e coppie abbiamo cambiato la vita semplicemente suggerendo un buon lubrificante. Io sono una grande sostenitrice della coppia. Il sesso è una chiave importantissima”. 

Sara l’ho conosciuta casualmente navigando online. Mi ha incuriosita e colpita per la sua naturalezza. Mi ha raccontato come ha creato la sua azienda La Chiave di Gaia partendo da quel che aveva: dalla sua passione, dalle sue conoscenze, dalle sue esperienze e dalle sue risorse.

Sara Gaiani founder La Chave di Gaia

 Dalla laurea in economia passando per studi di commercialisti è approdata per caso, poco più di cinque anni fa, nei sexy toys. “Ho partecipato a una riunione de La Valigia rossa e mi son detta: perché no? Così ho iniziato il mio secondo lavoro come consulente e mi si è aperto un mondo. Sono rimasta tre anni per, poi, creare La Chiave di Gaia nel febbraio del 2016. Volevo qualcosa di mio, volevo fare la differenza.”

Ha dato vita ad un progetto in cui crede al 100%. Ed è questo il motore per andare avanti anche nei momenti di difficoltà. “Quando ho iniziato quest’attività mi sono scontrata con alcune mie amiche perché sono stata fraintesa. Ho avuto, anche, momenti di sconforto ma ho continuato a credere in quello che facevo e da due persone oggi La Chiave di Gaia conta 11 collaboratori.

Hai aperto un’azienda nonostante ci fosse molta concorrenza. Come di differenzi?

Dando il mio contributo per divulgare il messaggio di una sessualità consapevole e di amare il proprio corpo. Voglio trasmettere il rispetto per la persona, l’importanza della comunicazione, il non sentirsi giudicati, non avere pregiudizi con le persone e l’affettività nel sesso e nella sessualità che ad oggi manca. Questa è una responsabilità dei genitori nei confronti dei loro figli. Se tu non la trasmetti ecco che allora il sesso diventa YouPorn o ragazze che chiamano uno gigolò.

Quello che mi differenzia dalle altre aziende sono l’avere trainers ed il coaching. Le mie consulenti non sono semplici venditrici a domicilio ma Sensual trainer. Forniscono degli strumenti e spiegano come usarli in maniera consapevole per ottenere benefici, arricchire il rapporto di coppia e con se stessi. Le nostre clienti sono donne tra i 35 e 70 anni. Poi abbiamo coppie sia etero che omosessuali.

Com’è nato il nome La Chiave di Gaia?

Una notte alle 3 con mio marito continuavo a ripetermi ‘testa, cuore, sesso’, tre parole che mi sono rimaste in mente andando ai molti seminari e convegni di specialisti. Gli specialisti parlavano sempre di questo triangolo fondamentale. Un triangolo perfetto che dev’essere in equilibrio nella relazione intima della coppia consolidata e con noi stessi. All’improvviso mi son detta questa è la Chiave!

Così è nata La chiave di Gaia dove Gaia è l’inizio del mio cognome. Testa, cuore e sesso sono come un triangolo equilatero: la testa sono gli obiettivi, il cuore sono le emozioni e il sesso perché, comunque, fare sesso è come respirare, mangiare.

Quali sono i tuoi obiettivi?

Formare Sensual trainer, creare eventi ad hoc e vendere il prodotto giusto alla persona giusta quindi fedelizzare le clienti. In questo modo ti seguiranno sempre perché è una crescita sessuale. Aprire il web e comprarsi un giocattolo senza conoscerlo bene è molto diverso da comprarlo sapendo di cosa si tratta, come utilizzarlo e avere benefici. Avere consapevolezza, non vergognarsi e sapere come proporlo in coppia è importante. A volte è rischioso portarlo all’interno della relazione. Non è sempre scontato.

Per questo motivo seleziono le ragazze che vogliono lavorare con me. E’ un prodotto particolare che può far sorridere, stuzzica la curiosità ma bisogna saperne anche parlare in maniera adeguata e con competenza. E vi assicuro che non è una professione semplice anzi è molto delicata quindi adatta a pochissime. Bisogna avere doti innate, essere spiritose, ironiche ma allo stesso tempo profonde e garbata. Devi sapere rispondere alle domande delle clienti con naturalezza non perché devi essere una specialista ma quando fanno domande bisogna essere preparate. E’ un lavoro che da molte soddisfazioni perché vedi le persone che ti ringraziano, che rinascono. La sessualità se vissuta bene è tanta roba!

Chi lavora con te?

Ho creato un ottimo team di donne. Quando sono partita eravamo solo io e mio marito, poi si è aggiunta la mia migliore amica, in seguito ho cercato degli specialisti. Ho chiamato Marco Rossi, sessuologo che, seconde me, è uno tra i migliori consulenti di coppie. Sono contenta che abbia creduto nel mio progetto.

Sara Gaiani con Marco Rossi

Poi ci sono Francesca Gaudino ostetrica specializzata in riabilitazione pavimento pelvico e Giulia Marchesi, psicologa ed educatrice sessuale presto sessuologa. Oltre ad essere la nostra analista aziendale. Nella mia azienda le consulenti hanno la psicologa. Credo sia una grande risorsa.

Quanto è importante la formazione?

Moltissimo. Preparare le trainers è importante perché aiutano le clienti ad iniziare un percorso verso il benessere sessuale. Vogliamo che diventi parte della loro vita quindi devono essere seguite, ascoltate e consigliate. Come stiamo attente a quello che mangiamo, a come ci vestiamo anche nella sfera sessuale è giusto avere cura delle nostre parti intime. Non vendiamo solo vibratori o giochi erotici. Abbiamo anche lubrificanti e candele da massaggio. Spieghiamo come proporle. Punto sulla qualità e sui prodotti specialisti che risolvano problemi sessuali. Per esempio i dilatatori vaginali servono a curare chi soffre di vaginismo o di vulvodinia.

Cosa succede ai vostri eventi?

Alcune persone pensano che facciamo i festini. In realtà parliamo di argomenti seri come l’importanza della comunicazione nella coppia, dell’equilibrio tra testa, cuore e sesso, di come proporre al compagno/a un sexy toys per evitare imbarazzi e fraintendimenti. Sono stata, anche, la prima a creare un corso di cucina seduttiva: come preparare il cibo per sedurre.

Progetti per il futuro?

Creare un’associazione di specialisti che riguarda la salute sessuale nella donna e nella coppia con eventi, seminari e convegni.

L’associazione, di cui sono tra le socie fondatrici, si chiamerà THALIA PERFORMANCE che in greco significa ‘cambiamento’.

Inoltre creare un’associazione in azienda incentrata sulla formazione.

Ma un risultato di cui vado orgogliosa è la realizzazione di un catalogo di specialisti patrocinato dal Sises (società italiana sessuologia ed educazione sessuale) il cui presidente è Marco Rossi.

Poi siamo state le prime a creare un catalogo di specialisti tra sessuologici, psicologi, ginecologi, ecc. Sono orgogliosa di questo risultato. In autunno sarà anche online per favorire le utenti che si vergognano di chiamare.

Infine inizierò, presto, a collaborare anche con una scuola di sessuologia di Milano oltre ad essere stata ospite a B di Blu salotto pomeridiano con Letizia Casadei in onda su DiTv .  Sto proponendo un programma sul sesso a varie radio e spero presto di essere on air!

Consigli di Sara per trasformare la passione in lavoro:

  1. Farsi un’analisi e capire se, veramente, è una tua passione. Lo capisci se ci lavori anche quando sei stanca, il tempo passa e non te ne accorgi, ti piace e ti diverti nel farlo.
  2. Creare un team. In Italia manca un po’ questa mentalità. Team non significa avere dipendenti ma persone che ti supportano, credano in quello che fai e ti incoraggiano.
  3. Capire se la tua passione è vendibile. In caso contrario cambia, cerca qualcos’altro.
  4. Sapere che puoi fare la differenza in molte cose. Ormai c’è tutto, difficile inventare qualcosa di nuovo ma si può migliorare o differenziarsi in quello che esiste già.
  5. Aver chiaro che i primi 3 anni saranno di strutturazione, organizzazione, di spese fisse e nessun entrata.

Tutto chiaro? Tu come hai aperto la tua azienda, o iniziato una nuova professione? Fatecelo sapere!

 

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